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scheda Film
SHEEP IN THE BOX

SHEEP IN THE BOX

di Kore'eda Hirokazu
con Haruka Ayase e Kotaro Daigo

Trailer
Genere: Film
Durata: 126'
Trailer

Regia e sceneggiatura: Kore'eda Hirokazu. Fotografia: Ryûto Kondô.  Montaggio: Kore'eda Hirokazu.  Musiche: Yūta Bandō. Scenografia: Takuya Okada. Costumi: Sachiko Itō. Interpreti: Haruka Ayase, Daigo Yamamoto, Kuwaki Rimu, Nana Seino, Kan'ichirô Satô, Hinata Hiiragi, Akihiro Kakuta,      Kayo  Noro.

Produttori: Kaoru Matsuzaki, Megumi Banse. Distribuzione:  Bim Distribuzione. Origine: Giappone, 2026           

In un futuro prossimo, a Yokohama, la coppia dei Komoto, che ha tragicamente perso il figlio di sette anni Kakeru, decide di avvalersi di REbirth, un programma pensato per le famiglie nella loro situazione: riceveranno in prova gratuita un androide guidato dall'intelligenza artificiale, con le fattezze e i ricordi di Kakeru, destinato a diventare un surrogato in tutto e per tutto del figlio perduto. Il padre Kensuke è inizialmente scettico, laddove la madre Otone si affeziona istantaneamente al nuovo Kakeru, scegliendo di vivere nell'autosuggestione. Finché una visita della madre e della sorella non riportano Otone alla realtà, mentre il nuovo Kakeru stringe segretamente amicizia con altri suoi "simili". Universalmente riconosciuto come uno dei principali cantori della realtà famigliare e del rapporto tra legami ereditati e invece scelti, in Sheep in the Box Hirokazu Kore-eda si muove su un terreno noto. Aveva già esplorato il rapporto tra umano e creatura antropomorfa artificiale in Air Doll, in cui una bambola gonfiabile prendeva vita: uno dei titoli più inconsueti e sottovalutati della filmografia del regista di Un affare di famiglia, a cui per certi versi rimanda la relazione "incompiuta" tra umano e macchinico di Sheep in the Box.
Più che la pretesa di essere un autentico surrogato al pari del David spielberghiano,  il Kakeru artificiale diviene un'incarnazione visiva del ricordo dell'originale. Un'immagine in movimento, un simulacro utile a ricordare, per un'umanità sempre meno capace di relazionarsi con il proprio io più profondo e incline a delegare gradualmente le emozioni ad artefatti di silicio. In questo senso Kore-eda si distacca da A.I., disegnando una relazione tra uomo e tecnologia più umile nelle sue ambizioni emozionali e più verosimile, assai prossima a una realtà quotidiana che si profila come sempre più probabile nell'immediato futuro. solo timidamente affrontata dalla sceneggiatura, la sottotrama crime, con Kensuke ossessionato dall'idea di scoprire la verità su quanto avvenuto a Kakeru, servendosi dei ricordi del simulacro artificiale come indizi.Il riferimento a Il piccolo principe del titolo  esplicitato in un passaggio didascalico della sceneggiatura, si espleta in questa funzione gregaria dell'intelligenza artificiale: un coadiuvante delle nostre fragilità, destinato a lenire i problemi anziché risolverli.
Quella di Kore-eda è una visione ottimista e niente affatto luddista, in linea con il positivismo di una filmografia che, anche quando si è soffermata su eventi scabrosi e su sdrucciolevoli limiti etici, ha saputo proporre una via di uscita, un accettabile compromesso per affrontare l'esistenza quotidiana. Sheep in the Box non fa eccezione e va letto in questo senso, anche quando la nostra sete di eccessi e verità rivelate, di polarizzazioni e sensazionalismi, resta inesorabilmente inappagata. 

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