Nel 1999, quando internet era ancora un territorio largamente inesplorato per gli studi cinematografici, un giovane appassionato italiano apre un sito dedicato a Stanley Kubrick. Non poteva saperlo allora, ma quel gesto — quasi artigianale, nato dalla pura ossessione per un regista — sarebbe diventato negli anni ArchivioKubrick.it, la principale risorsa online italiana sul cineasta, e avrebbe trasformato il suo fondatore in quello che il New York Times avrebbe poi definito il maggiore esperto italiano del cinema di Kubrick. La storia di Filippo Ulivieri con Kubrick, però, non è fatta solo di pagine web e ricerche d'archivio: ha al centro un incontro umano. È l'incontro con Emilio D'Alessandro, per trent'anni assistente personale del regista, le cui memorie inedite Ulivieri raccoglie e trasforma in un libro, Stanley Kubrick e Me, pubblicato da Il Saggiatore. Non un semplice lavoro di ghostwriting: un atto di ascolto e di fiducia, che permette per la prima volta al pubblico di guardare Kubrick con gli occhi di chi gli è stato accanto ogni giorno, nel privato dello studio e nel caos dei set. Quel libro diventa poi un film: Ulivieri firma la sceneggiatura di S is for Stanley, diretto da Alex Infascelli insieme a Vincenzo Scuccimarra, un documentario che porta a casa il David di Donatello come Miglior Documentario, un premio che certifica quanto quella voce ritrovata di D'Alessandro, e il lavoro di chi l'ha saputa raccogliere, avesse davvero qualcosa di nuovo da dire su uno dei registi più studiati della storia del cinema. Da lì, la sua autorità nel campo si consolida senza soste. Il suo secondo libro dedicato a Kubrick, 2001 tra Kubrick e Clarke, scritto con Simone Odino, ricostruisce la genesi, la lavorazione e la paternità di uno dei capolavori più enigmatici del regista, mentre i saggi più recenti — Cracking the Kube e Sulla Luna con Stanley Kubrick — affrontano di petto uno degli aspetti più curiosi della fama di Kubrick: le leggende, le teorie del complotto, i miti da sfatare con il rigore della ricerca d'archivio invece che con le suggestioni da rete. Non è un caso che i suoi libri siano tradotti in sette lingue: il suo metodo, fatto di documenti verificati più che di aneddoti da tramandare, ha trovato ascolto ben oltre i confini italiani, tanto da valergli un capitolo introduttivo per The Magic Eye: The Cinema of Stanley Kubrick e contributi in volumi collettivi dedicati a Eyes Wide Shut e Arancia Meccanica, editi da studiosi internazionali come Nathan Abrams e Georgina Orgill. Il suo lavoro non è mai rimasto chiuso nello studio. Ulivieri porta le sue ricerche nei più importanti centri di studi kubrickiani del mondo — dalla Deutsches Filmmuseum di Francoforte al London College of Communication, dal Lorentz Center in Olanda alla Hallam University di Sheffield — intervenendo su temi che vanno dai progetti mai realizzati di Kubrick fino alle tensioni con Anthony Burgess durante la lavorazione di A Clockwork Orange. Oggi Ulivieri continua a essere consulente per documentari internazionali su Kubrick — tra cui i recenti Monolith di Stevan Riley e A Modern Art Masterpiece di Stephen Rigg — e collabora regolarmente con testate come Il Giornale, dove firma approfondimenti che smontano con pazienza filologica i falsi miti nati intorno al regista, dalle presunte profezie di Kubrick alle bufale sullo sbarco sulla Luna. Un lavoro che, in fondo, è sempre lo stesso da venticinque anni: restituire Kubrick attraverso le fonti, non attraverso le leggende.
Regia e sceneggiatura: Stanley Kubrick.
Fotografia: John Alcott. Musiche: Erika Eigen. Scenografia: John Barry (II). Montaggio: Bill Butler. Costumi: Milena Canonero. Interpreti: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Adrienne Corri, Michael Bates, Warren Clark, John Clive, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis, Michael Gover, Steven Berkoff.
Produttori: Stanley Kubrick, Bernard Williams. Distribuzione: Warner Bros Italia. Origine: Gran Bretagna, 1971.
Alex è un giovane senza arte né parte, figlio di proletari e dedito a furti, stupri e omicidi. Fa capo a una banda di spostati, denominati drughi. Dopo aver usato violenza alla moglie di uno scrittore finisce in carcere. Viene sottoposto ad angherie ma si fa amico un prete. Pur di essere scarcerato accetta il "trattamento lodovico", che consiste nell'assistere a filmati di violenza. Quando esce scopre che i genitori hanno subaffittato la sua stanza. Senza poter reagire, dovrà subire violenza da alcuni mendicanti vendicativi, dai drughi diventati poliziotti e dallo scrittore che ha perso la moglie e che ora si trova su una sedia a rotelle. Tenta il suicidio e all'ospedale riceve una visita di cortesia da parte del primo ministro. Geniale traversata di generi (fantascienza, storico, drammatico, comico, grottesco, orrore), un film che mostra la violenza per esserne un contro-manifesto.
Accolto da polemiche e ovazioni al suo apparire, è stato sequestrato per molti anni in Francia, mentre in Gran Bretagna non può essere ancora proposto né al cinema né in videocassetta. L'ambiguità del personaggio era necessaria per mostrare le diverse violenze della medicina, della polizia, della politica e della gente comune. Quando Alex viene guarito, non può gestire le proprie scelte. Diventa docile non per volontà ma per allergia (sente nausea quando cerca di usare violenza, anche se cerca di difendersi).
La più grande prova al cinema di Malcolm McDowell che ha ideato alcune scene storiche, tra cui quella dello stupro a tempo di "I'm singing in the rain". Le musiche di Beethoven e Rossini rielaborate da Walter Carlos e le immagini grandangolo di John Alcott accrescono l'immersione nell'incubo. Doppiaggio italiano all'altezza dell'originale.
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