Regia: Pawel Pawlikowski. Sceneggiatura: Henk Handloegten, Pawel Pawlikowski. Fotografia: Lukasz Zal. Montaggio: Piotr Wójcik. Musiche: Marcin Masecki. Scenografia: Marcel Slawinski. Costumi: Ola Staszko. Interpreti: Sandra Hüller, Anna Madeley, August Diehl, Joanna Kulig, Hanns Zischler, Devid Striesow, Theo Trebs, Philip Lenkowsky, David L. Price. Produttori: Ilaria Zazzaro, Olivier Père. Distribuzione: Mubi. Origine: Italia, Polonia, 2026.
Thomas Mann torna in Germania con la figlia Erika dopo l'autoesilio negli Stati Uniti e l'attraversa per un ciclo di conferenze su Goethe passando dalla Germania Ovest alla Germania Est in un alternarsi di apprezzamenti e recriminazioni nei suoi confronti. Pawlikowski aggiunge una nuova riflessione al suo percorso di indagine sul rapporto tra l'uomo e la Storia. Se Roberto Rossellini ci aveva fatto sperimentare quasi in maniera diretta e immersiva il senso di distruzione materiale e morale della nazione tedesca in Germania anno zero con una prospettiva dal basso, Pawel Pawlikowski muta il punto di vista offrendoci una lettura anch'essa di considerevole spessore. La prospettiva questa volta è ribaltata. Siamo a livelli alti. Il protagonista è l'autore dei Buddenbrook, uno dei capisaldi della letteratura tedesca del Novecento, colto nel momento in cui fa ritorno nella sua Heimat che aveva lasciato per riparare negli Stati Uniti. Pawlikowski lo fa entrare in scena dopo averne presentato un ritratto in nero fatto dal figlio al telefono con la sorella Erika che ne è diventata l'assistente. Da questa telefonata ha inizio un percorso che, attraverso gli incontri e gli scontri del grande autore con ciò che è rimasto della sua patria d'origine (la Svizzera diventerà il suo luogo di residenza), ci mostra macerie intellettuali e opportunistiche che finiscono con il tramutarsi in pretesti per accusarlo di viltà a causa del suo espatrio (avvenuto dopo che i nazisti avevano dato l'avvio ad una campagna contro la sua persona). Accanto a un Hanss Zischler perfettamente calato nella parte dello scrittore che esplora una nazione ormai quasi sconosciuta, troviamo una Sandra Hüller come sempre all'altezza dei ruoli che le vengono affidati. Qui è una figlia tristemente consapevole della frattura che si è creata tra il fratello e il padre ma anche pronta a reagire di fronte ad un ex coniuge compromesso con il potere ed ora impegnato a far dimenticare il proprio recente passato. Il passaggio oltre il confine tra le due Germanie mostra quanto sia profondo il divario che si è creato in una terra in cui la cultura che Mann promuove necessita di una sostanziale rifondazione. Resta solo l'ascolto di un brano immortale, in una sequenza che può muovere alla commozione, che può far sperare in una rinascita. Nonostante tutto.
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