Regia: Simone Aleandri. Sceneggiatura: Ciro Zecca, Alessandra Martellini. Fotografia: Gianni Chiarini. Montaggio: Lorenzo Campera. Scenografia: Biagio Fersini. Musiche: Matteo Buzzanca.
Costumi: Cecilia Brocchi. Interpreti: Lino Guanciale, Ilenia Pastorelli, Andrea Delogu, Claudio Colica, Grazia Schiavo, Davide Devenuto, Mauro Cardinali, Chiara Condello, Barbara De Nuntis.
Produttori: Giuseppe Manzi, Davide Tovi. Distribuzione: 01 Distribution. Origine: Italia, 2026.
L'avvocato Lino Attanasio è convinto di avere una vita perfetta: la bella moglie Grazia, la figlia Aurora, una carriera di successo in cui è riuscito a vincere tutte le cause. Ma Grazia si innamora del cuoco VIP Paolo, e Lino si ritrova accampato a casa del suo migliore amico, il poliziotto Tommy. Lino vuole riprendersi Grazia e cerca ogni informazione contro il rivale e Tommy, grazie al suo mestiere, scopre che Paolo è un dongiovanni. Dunque quando Sofia, una insegnante di lingue che sta per passare dalle supplenze all'incarico di ruolo, chiede all'avvocato aiuto per fare causa all'ex fidanzato che la accusa di stalkeraggio, Lino coglie la palla al balzo: difenderà Sofia gratis se lei farà cadere in tentazione Paolo. Chiude il cerchio Matilde, l'amica informatica coinquilina di Sofia, che scoprirà di avere molto - forse troppo - in comune con Tommy.
Innamorarsi e altre pessime idee riprende il format dell'unione di forze fra due ex che compiono insieme una vendetta contro chi li ha abbandonati, perché anche Sofia è stata lasciata, nel suo caso con un post it.
I dialoghi e la chimica fra Lino Guanciale e Andrea Delogu nei ruoli di Lino e Sofia sono enfatizzati da Guanciale che rivela qui un talento comico-romantico maggiore di quello finora mostrato in tante serie televisive e in qualche film per il grande schermo. Guanciale regala al film una piacevole leggerezza e una fisicità più carismatica del solito (in particolare nella scena in cui lui e Delogu cantano "Se bruciasse la città" di Massimo Ranieri, già riproposta - con maggiore pathos - da Margini), e le scene con la sua partner sembrano conservare una qualche misura di improvvisazione, sempre benvenuta in una commedia.
La regia di Simone Aleandri segue i cliché delle commedie romantiche italiane degli ultimi vent'anni, compresi il product placement e la musica sparata a palla ad ogni piè sospinto, ma asseconda con una certa grazia le evoluzioni romantiche della coppia centrale.
Come le commedie dei primi anni Duemila, quelle dove gli amori fanno giri immensi e poi ritornano, o dove tra personaggi che sulla carta dovrebbero farsi fuori dopo due minuti (e in effetti ci provano) scatta qualcosa, uno sguardo, una confessione, un ricordo intimo, che fa vedere le cose da un altro punto di vista? Quelle commedie dove tutto è scontato fin dai primi minuti ma dalle quali proprio non riusciamo a distogliere lo sguardo, vogliosi di sapere se alla fine accadrà davvero quello che pensiamo (e speriamo) o se il regista deciderà di mandare tutto a ramengo.
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