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scheda Film
SENTIMENTAL VALUE

SENTIMENTAL VALUE

di Joachim Trier
con Renate Reinsve, Stellan Skarsgard, Inga Ibsdotter

Trailer
Genere: Film
Durata: 133'
Trailer

Regia:   Joachim Trier. Sceneggiatura: Eskil Vogt, Joachim Trier.    Fotografia: Kasper Tuxen. Montaggio: Olivier Bugge Coutté. Musiche: Hania Rani. Scenografia: Jørgen Stangebye Larsen. Costumi:  Ellen Dæhli Ystehede.  Interpreti: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Cory Michael Smith, Catherine Cohen (II), Jesper Christensen, Lena Endre, Bjørn Alexander, Jonas Jacobsen. Produttori: Maren Ade, Jessica Balac. Distribuzione Teodora Film. Origine: Norvegia, Germania, 2025.   

Nora è un'attrice di teatro che soffre di attacchi di panico ogni volta che deve entrare in scena. Ha una relazione con un collega sposato, non ha figli ed è legata solo a sua sorella Agnes e alla di lei famiglia. Gustav, il padre di Nora e Agnes, è un famoso regista che dopo il divorzio ha lasciato la Norvegia (e la famiglia) per tornare nella nativa Svezia. Ora però è tornato per il funerale della ex moglie, e per chiedere a Nora di interpretare la protagonista della sua ultima sceneggiatura, a suo dire la più riuscita e personale, che dovrebbe essere ambientata proprio nella casa dove Nora e Agnes sono cresciute. È il tentativo di un padre di riconnettersi con una figlia con la quale la comunicazione è sempre stata difficile, sia per le assenze di lui che per il rancore di lei che si è sentita abbandonata. Ma quando Nora rifiuta la chiamata paterna, Gustav affida il ruolo ad una giovane attrice americana in cerca del suo primo film drammatico d'autore, con conseguenze imprevedibili.

In Sentimental Value il regista e sceneggiatore norvegese Joachim Trier fa una cosa difficilissima: imprimere la propria cifra stilistica personale e inconfondibile ad un argomento già molto frequentato dal cinema mondiale (compreso quello nordico), ovvero la complessità dei rapporti famigliari, e riesca anche ad incrociarlo felicemente con una riflessione sul cinema attuale che l'avvento delle piattaforme, secondo Gustav, ha trasformato in un'invadente operazione di marketing dalle smaccate ambizioni hollywoodiane. Le vite di Nora e Gustav sono, per motivi professionali (ma anche per scelta personale) una continua messinscena, e i loro sentimenti si esprimono molto meglio sul palcoscenico o sul set, mentre Agnes, che da secondogenita è stata più schermata dalle dinamiche tossiche genitoriali, cerca di mediare fra i due.

Renate Reinsve, già musa di Trier in La persona peggiore del mondo, è una Nora fragile e testarda che agisce e si muove come una bambina cristallizzata nella propria infanzia, mentre Stellan Skarsgard è monumentale nella sua interpretazione di un padre che ha messo la sua libertà personale e artistica prima di tutto, ma non ha smesso di amare le proprie figlie. Inga Ibsdotter Lilleaas è eccellente nei panni di Agnes e Elle Fanning crea il ritratto di un'attrice americana solo apparentemente superficiale.

Nora ha ascoltato le liti fra i genitori attraverso una stufa e ha passato il tempo a sfuggire ad un confronto con quel padre che invece ora cerca con lei un dialogo vero e ha scritto per lei la sua ultima sceneggiatura, ma in fondo l'ha scritta anche per se stesso, perché entrambi hanno bisogno di superare i non detti e le fratture fra di loro. La loro salvezza sta nelle mani l'uno dell'altra, ma l'abitudine al controllo di lui e all'autodifesa di lei rendono questo mutuo soccorso assai difficile.

La regia di Trier si muove con la consueta morbidezza e fluidità nelle transizioni fra gli spazi e i sentimenti, spesso interrotta da schermi al nero e brusche frenate musicali, e riproduce la natura caleidoscopica dei rapporti, mantenendo una raffinatezza compositiva rarefatta ed essenziale, ma mai algida o priva di pathos: anzi, il pathos gonfia lentamente con la progressione geometrica (ma mai infeconda) della narrazione.

Il convitato di pietra è la madre di Nora e Agnes, una psicanalista che non ha saputo vedere la depressione della figlia maggiore, e il fantasma di Cechov aleggia sulle due (non tre) sorelle che sono il vero centro emotivo della storia. Solo alla fine Nora piangerà davvero (e noi con lei), e solo alla fine sarà chiaro che la famiglia può essere una somma di solitudini, quando manca la capacità di parlarsi davvero: ma quella capacità - forse - resta sempre possibile. 

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