Regia: Simone Manetti. Sceneggiatura: Matteo Billi, Simone Manetti. Fotografia: Gianluca Ceresoli. Montaggio: Enzo Pompeo. Musiche: Piernicola Di Muro. Interpreti: Claudio Regeni, Paola Deffendi, Alessandra Ballerini. Produttori: Agnese Ricchi (II), Mario Mazzarotto. Distribuzione: Fandango Origine: Italia, 2026.
"Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di ricerca. Punto. Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la ricerca costituisca una minaccia". Lo ha affermato, un po' teatralmente, testimoniando di recente in tribunale, Marco Minniti, Ministro degli Interni all'epoca del sequestro e omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, nato nel 1988 a Fiumicello Villa Vicentina (Udine) e ritrovato cadavere il 3 febbraio del 2016 alla periferia del Cairo. Quella dell'ex ministro è l'unica punta di pathos di Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, che evita accuratamente di cavalcare l'indignazione dello spettatore ma mette in fila i fatti, senza commenti che non appartengano ai genitori di Regeni e le testimonianze di politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d'Assise presso il Tribunale di Roma, iniziato nella primavera del 2024. Due binari corrono paralleli: da una parte la voce e la richiesta persistente, obtorto collo anche molto mediatica, di Paola Deffendi, Claudio Regeni e della loro avvocata Alessandra Ballerini. Dall'altra il percorso processuale, celebrato in assenza dei quattro identificati come esecutori del rapimento, tortura, omicidio, tutti alti funzionari delle forze di sicurezza egiziane: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abedal Sharif, il cui nome torna in una conversazione privata ascoltata in Kenya dal Testimone Gamma.
Tra questi due filoni, si inseriscono diversi materiali d'archivio, per lo più filmati in bassa definizione, da dispositivi come telefoni cellulari, a ricordare il sapore, la grana, del contesto politico della vicenda, occorsa cinque anni dopo le rivolte di piazza Tahrir (2011). La piazza "della liberazione" da cui sono arrivate in tutto il mondo le immagini della destituzione del presidente Mubarak, in carica da tre decenni, la primavera araba, l'affermazione di Abdel Fattah al Sisi, la speranza di un vero cambiamento che non è arrivato.
Nel 2015, per una ricerca commissionatagli dall'Università di Cambridge, si era trasferito al Cairo per raccogliere informazioni sui sindacati degli ambulanti egiziani. A causa delle sue connessioni con l'ambiente viene identificato, localizzato, pedinato dai servizi segreti e da loro informatori, erroneamente schedato come spia straniera. Infine, sequestrato e torturato da agenti che lo interrogano per strappargli una verità frutto della loro paranoia. E restituiscono il suo corpo martoriato, montando inverosimili moventi, puntualmente confutati dalle indagini. A otto anni dal suo ritrovamento è iniziato il processo celebrato in Italia, attualmente sospeso per una questione di legittimità costituzionale e che si auspica nel 2026 porti a una sentenza di primo grado.
MULTISALA NOVECENTO
Via del Cristo, 5 - 42025 Cavriago (Reggio Emilia)
0522 372015
P.IVA 00132130352
IBAN IT44C0103066290000000376274
RICEVERAI IN ANTEPRIMA LE NOVITA'
SULLA PROGRAMMAZIONE E SULLE PROMOZIONI ESCLUSIVE.