Regia: Antonio Albanese. Sceneggiatura: Piero Guerrera, Antonio Albanese. Fotografia: Italo Petriccione. Montaggio: Davide Miele. Scenografia: Marco Belluzzi. Musiche: Giovanni Sollima.
Costumi: Carola Fenocchio. Interpreti: Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero, Francesco Brandi, Marianna Folli, Claudia Stecher, Chiara Pazaglia. Produttore: Carlo Degli Espositi. Distribuzione: Piper Film. Origine: Italia, 2026.
Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua ad immaginarsi grande musicista, ma partorisce solo creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l'hanno sfruttato e ora lo detestano, e due figli: Toni, che entra ed esce di prigione, dalla prima moglie, e la malmostosa Giulia dalla seconda. Beppe fa l'idraulico e abita con una mamma asfissiante, è innamorato della cugina poliziotta che non lo degna di uno sguardo e bersagliato dalle chiamate notturne di una cliente impaziente. Gigi contava sull'eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole.
Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell'ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
C’è una frase che aleggia su Lavoreremo da grandi come una promessa mai mantenuta, come una bugia detta troppe volte per continuare a crederci davvero. È una frase che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta, spesso senza ironia, spesso come anestetico: poi sistemiamo tutto. Il nuovo film scritto, diretto e interpretato da Antonio Albanese prende quella promessa, la mette sotto formalina e la osserva per una notte intera, lasciando che sia il tempo — e non la morale — a giudicarla.
Dopo il rigore amaro, quasi feroce, di Cento domeniche, Albanese cambia registro ma non sguardo. Lavoreremo da grandi è una commedia, sì, ma di quelle che non chiedono permesso e non offrono redenzione. È, a tutti gli effetti, una sorta di tutto in una notte, popolato da losers, lunatici e funamboli in equilibrio precario tra due possibilità opposte: che le cose possano andare sorprendentemente bene oppure irrimediabilmente malissimo. Il film si svolge quasi interamente in una notte e quasi interamente in un luogo chiuso — una casa affacciata sul lago d’Orta — e proprio per questo assume una forma da esperimento, da camera di decompressione emotiva. Una tragicommedia da interno, dove la provincia non è sfondo ma condizione mentale. È qui che il film compie il suo gesto più politico — e paradossalmente più tenero. Albanese non li giudica, non li corregge, non li salva. Li osserva mentre accumulano alibi, mentre trasformano ogni fallimento in una colpa esterna, mentre si raccontano che “andrà meglio” senza crederci davvero. Come ha dichiarato lo stesso regista, sono “cacciatori di alibi”, una generazione che ha fallito senza neppure chiedersi perché, e che per questo vive in una sospensione perenne tra rassegnazione e infantilismo. Chi cerca personaggi che migliorano, qui troverà solo uomini che restano.
Restano dentro le loro contraddizioni, nei fallimenti che non hanno più la forza di correggere, in un presente che non promette nulla ma che va comunque attraversato fino in fondo.
La struttura del film è quella della notte sbagliata: una bevuta di troppo, un incidente, una fuga, una serie di decisioni prese per paura e mai per responsabilità. Tra scivolate, eccessi di buon cuore e sbronze sistematiche, le bottiglie di vodka diventano strumenti per dimenticare il presente e, soprattutto, per offuscare il futuro, che non è più quello di una volta, che non assomiglia minimamente a come lo si era immaginato. Ma Lavoreremo da grandi non è un thriller morale, né una commedia degli equivoci nel senso classico. È piuttosto un film che lascia deflagrare i rapporti, che costringe i personaggi a restare insieme quando sarebbe più comodo scappare.
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